“La vita interiore del corpo di Cristo” è un titolo che dovrebbe portare un lettore alla scoperta dell’aprofondito significato della Chiesa. La teologia dei primi cristiani ha cercato di trovare, soprattutto attraverso gli scritti paolini, il modello che potesse dare un assetto ed una organizzazione alla nuova vita di fede in Dio. Così è nato il concetto del corpo di Cristo comprendente coloro i quali, attraverso il battesimo, sono stati in esso incorporati. Usando la retorica letteraria l’autore cerca di scoprire il vero significato del lema membo della Chiesa. Attraverso le varie figure retoriche aplicate da Paolo alle sue lettere l’autore arriva alla scoperta della frase chiave, si tratta dell’affermazione: “(evsme.n) avllh,lwn me,lh”, ripetuta poi, tre volte nelle. Per questo fatto ha scelto tre microunità 1 Cor 12,21-26, Rom 12,3-8, Ef 4,25-5,2. In queste pericope troviamo diversi ambienti e situazioni delle comunità, nelle quali Paolo Apostolo affronta i segnati problemi, spiegando le soluzioni o ammonendo perché non avv enga la divisione del corpo di Cristo. In tutti e tre i casi scelti, sembra, che Paolo usi la stessa argomentazione. Il fenomeno è evidenziato dall’espressione “(evsme.n) avllh,lwn me,lh”, che solo in questi casi viene ripetuta (1 Cor 12,25, Rom 12,5, Ef 4,25). La formula citata evidenzia il muto rapporto delle membra all’interno del corpo di Cristo. Anche se cambia il motivo per affrontare questo punto focale della costituzione interna della Chiesa, l’A postolo usa la stessa argomentazione. Le membra costituenti il corpo di Cristo si caratterizano per una sola dignità. Essa è la base della quale Paolo si serve per motivare l’unità e la vicendevolezza delle membra della Chiesa percepita come il corpo di Cristo.